NBA: quanto costa una W?

Riprendendo il giochino pubblicato qualche giorno fa, ho elaborato una tabella che rapporta il Salary Cap al numero di vittorie ottenuto e determinando quindi un “costo-vittoria”

Alla fine la resa che hanno i Golden State Warriors non è poi così male..

Team W  Total salaries  Costo vittoria
Golden State 50  $     100.231.552,00  $  2.004.631,04
Houston 43  $       91.185.619,00  $  2.120.595,79
Utah 37  $       80.498.192,00  $  2.175.626,81
San Antonio 46  $     109.417.903,00  $  2.378.650,07
Boston 39  $       93.035.161,00  $  2.385.516,95
Oklahoma 35  $       92.320.380,00  $  2.637.725,14
Atlanta 34  $       95.315.808,00  $  2.803.406,12
Washington 36  $     103.211.636,00  $  2.866.989,89
Indiana 31  $       90.033.973,00  $  2.904.321,71
Denver 28  $       82.581.936,00  $  2.949.354,86
Chicago 31  $       92.677.181,00  $  2.989.586,48
Toronto 36  $     109.086.929,00  $  3.030.192,47
Memphis 36  $     110.822.175,00  $  3.078.393,75
Cleveland 41  $     127.156.535,00  $  3.101.378,90
LA Clippers 36  $     114.740.032,00  $  3.187.223,11
Minnesota 25  $       83.465.733,00  $  3.338.629,32
Milwaukee 26  $       92.393.879,00  $  3.553.610,73
Miami 28  $     101.820.405,00  $  3.636.443,04
Detroit 29  $     107.888.438,00  $  3.720.290,97
Sacramento 25  $       95.476.870,00  $  3.819.074,80
Charlotte 26  $     102.115.873,00  $  3.927.533,58
Philadelphia 22  $       89.192.689,00  $  4.054.213,14
New York 25  $     103.924.313,00  $  4.156.972,52
New Orleans 24  $     100.821.981,00  $  4.200.915,88
Dallas 24  $     104.118.957,00  $  4.338.289,88
Phoenix 19  $       85.336.218,00  $  4.491.379,89
Portland 25  $     112.853.198,00  $  4.514.127,92
Orlando 22  $     104.044.550,00  $  4.729.297,73
LA Lakers 19  $       94.491.100,00  $  4.973.215,79
Brooklyn 10  $       83.689.648,00  $  8.368.964,80
Annunci

NBA Triplomani: Steph Curry

E’ notizia di adesso che Steph Curry ha sorpassato Chauncey Billups al decimo posto nella classifica NBA dei “triplomani”. Impressionante la percentuale da tre (43.8%) e il numero di triple realizzate per gara (3.30).

Triplomane triple realizzate partite giocate % da tre triple per partita
1 Ray Allen 2973 1300 40 2,29
2 Reggie Miller 2560 1389 39,5 1,84
3 Jason Terry 2220 1338 38 1,66
4 Paul Pirce 2138 1331 36,9 1,61
5 Kyle Korver 2026 1021 43,1 1,98
6 Vince Carter 2018 1329 37,3 1,52
7 Jamal Crawford 2017 1162 34,9 1,74
8 Jason Kidd 1988 1391 34,9 1,43
9 Joe Johnson 1903 1203 37,3 1,58
10 Steph Curry 1833 555 43,8 3,30
11 Chauncey Billups 1830 1043 38,7 1,75
12 Kobe Bryant 1827 1346 32,9 1,36

Storie da NBA: il pugno a Rudy Tomjanovich

Rudy-T fu grande giocatore dei Rockets e anche allenatore, vincitore di due anelli NBA a metà degli anni ’90.

Carriera da giocatore

Nei tre anni al college di Michigan State disputò stagioni folgoranti, e nell’ultima in particolare tenne medie paurose da 30,1 punti e 15,7 rimbalzi a partita.

Al Draft NBA 1970 fu uno dei prospetti più interessanti in assoluto, e venne pertanto scelto con la seconda scelta assoluta dai San Diego Rockets. Dopo la prima stagione da rookie, disputata su livelli mediocri, la franchigia dei Rockets si trasferì nel Texas andando a creare gli odierni Houston Rockets.

Da allora le prestazioni di Tomjanovich migliorarono moltissimo, e già al suo secondo anno aveva triplicato il suo fatturato di punti segnati (15,0) e raddoppiato quello di rimbalzi catturati (11,8). Nel 1974 conseguì il suo definitivo primato in carriera mantenendo la media di 24,5 punti per partita. Da questa stagione Rudy venne riconosciuto nell’élite della NBA e venne convocato a disputare 5 NBA All-Star Game.

Nell’estate del 1981, dopo aver appena soddisfatto anche il raggiungimento delle Finali NBA (perse contro i Boston Celtics per 4-2), si ritirò dopo 768 partite disputate. Le sue media in carriera sono di 17,4 punti e 8,1 rimbalzi con il 50% al tiro su azione.

Il pugno di Washington

Non è facile spiegare cosa accadde il 9 dicembre del 1977 tra i Lakers e i Rockets, anche perché le telecamere ripresero solo la parte finale della scena. Kareem Abdul-Jabbar litigò con Kevin Kunnert a metà campo e Kermit Washington, che aveva agganciato per i pantaloncini il giocatore dei Rockets, ricevette una gomitata da Kunnert. A questo punto, secondo alcune versioni, Kunnert colpì con un pugno lo stesso Washington e Abdul-Jabbar bloccò poi l’avversario per interrompere lo scontro. Mentre Kareem tratteneva Kunnert, Rudy Tomjanovich, che era il capitano dei Rockets, si precipitò verso il centro del campo per dividere definitivamente i contendenti. Kermit Washington, che era girato di spalle, vide arrivare Tomjanovich con la coda dell’occhio e non esitò: si girò di scatto e sferrò un pugno sul volto dell’avversario. Kareem, che non vide direttamente la folle reazione del compagno, racconta di aver udito distintamente il rumore del colpo.

Tomjanovich rischiò grosso: la sua mandibola andò in frantumi e il colpo alla testa lo mise addirittura in pericolo di vita. Per fortuna, riuscì – senza più avvicinarsi alle medie precedenti all’infortunio – a tornare in campo dopo cinque mesi e il suo legame coi Rockets proseguì anche dopo il suo ritiro: fu l’allenatore che portò al titolo la squadra di Olajuwon nel 1994 e nel 1995, chiudendo il discorso per il secondo successo in fila con la celebre frase «Don’t ever underestimate the heart of a champion».

A Kermit Washington, invece, fu inflitta una squalifica record – per l’epoca – di 26 partite. Troppo poco, secondo i Rockets, che volevano che Washington saltasse quantomeno lo stesso numero di partite di Tomjanovich. Washington fu ceduto prima ai Celtics e poi ai Blazers, vestendo la maglia dei quali meritò la convocazione per l’All-Star Game del 1980. Ma la sua reputazione, nonostante sul campo avesse continuato ad avere una buona carriera anche dopo i fatti del ’77, rimase irrimediabilmente compromessa. Il pugno di Washington a Tomjanovich fece capire alla NBA che episodi di questo tipo non potevano più essere tollerati: al termine di quella stagione fu inserito il terzo arbitro e fu vietato ai membri della panchina di entrare in campo, come primo passo per provare a limitare le risse. [mybasket.it]

La carriera da allenatore

Nel 1991 Tomjanovich venne nominato capo allenatore degli Houston Rockets, carica che ricoprirà per 12 stagioni consecutive. Rudy organizzò per tutti gli anni ‘90 la squadra intorno alla figura di Hakeem Olajuwon, con il quale ha vinto due titoli consecutivi nel 1994 e 1995. Vedi post dedicato agli Houston Rockets.

Nel 2000 è stato scelto per il prestigioso incarico di allenatore della nazionale di pallacanestro statunitense, che vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Sydney.

Nella stagione 2004-05 è stato per metà stagione alla guida della panchina dei Los Angeles Lakers, rimpiazzato da Frank Hamblen.

NBA: chi più spende e chi più vince

Mi sono divertito a fotografare due dimensioni delle squadre NBA (aggiornamento 3/3/2017); il Salary Cap e il Ranking, la posizione in classifica. Delta è la differenza tra le due dimensioni (ad esempio: Cleveland è prima nel monte salari con 127.156.535 dollari e terza nella classifica generale in termini di percentuali tra vittorie e sconfitte -dietro A Golden State e Spurs-).

La fonte per il Salary Cap è spotrac.com

Cosa ne pensate?

 

Team Chi spende di più Classifica generale Delta
Cleveland 1 3 -2
LA Clippers 2 8 -6
Portland 3 20 -17
Memphis 4 10 -6
San Antonio 5 2 3
Toronto 6 9 -3
Detroit 7 15 -8
Dallas 8 24 -16
Orlando 9 27 -18
New York 10 21 -11
Washington 11 6 5
Charlotte 12 19 -7
Miami 13 16 -3
New Orleans 14 25 -11
Golden State 15 1 14
Sacramento 16 22 -6
Atlanta 17 12 5
LA Lakers 18 29 -11
Boston 19 5 14
Chicago 20 13 7
Milwaukee 21 18 3
Oklahoma 22 11 11
Houston 23 4 19
Indiana 24 14 10
Philadelphia 25 26 -1
Phoenix 26 28 -2
Brooklyn 27 30 -3
Minnesota 28 23 5
Denver 29 17 12
Utah 30 7 23

Houston Rockets

 

La fondazione

La franchigia nacque a San Diego nel 1966, da una costola dei Seattle Supersonics, con il nome di Gulls, modificato in Rockets l’anno successivo in seguito ad un sondaggio popolare anche in omaggio alla General Dynamics, una delle principali società al mondo per le forniture militari, in particolare per i razzi Atlas.

Nella loro stagione di esordio stabilirono il peggior record della NBA con 67 sconfitte e le cose non migliorarono strada facendo: scarsi risultati in termini di vittorie e di pubblico indussero Breitbard a vendere la squadra nel 1971 al gruppo Texas Sports Investments per 5.6 milioni dollari.

La cessione fu così veloce e improvvisa che, fu un problema avere le maglie nuove in tempo.

L’appeal dei Rockets, però, stentò a decollare anche in Texas. Nella loro stagione d’esordio, gli Houston Rockets non raggiunsero nemmeno i 5mila spettatori di media, complice il vagabondaggio tra varie arene cittadine.

Nel 1974 i Rockets svelano le nuove uniformi abbinate al nuovo logo che avrebbero usato per i successivi 21 anni. Nella stagione 1974-75 ecco la prima comparsa dei Rockets nei playoffs da quando si sono trasferiti a Houston: sconfiggono al primo turno i New York Knicks per 2-1 perdendo nella semifinale di Conference contro i Boston Celtics. Durante questo periodo la città di Houston inizia finalmente ad affezionarsi alla sua squadra di pallacanestro, facendo registrare il tutto esaurito ad alcune partite di stagione regolare e a tutte le partite casalinghe dei play-off 1975.

Nella stagione 1976-1977 sotto la guida dell’allenatore Egan, e con la squadra costituita da Moses Malone (appena arrivato dall’ABA) e dai veterani Murphy, Tomjanovich e Mike Newlin, i Rockets vincono il loro primo titolo di Division, con un bilancio di 49-33 e qualificandosi ai play-off per la seconda volta dal loro arrivo a Houston. Vengono sconfitti alle finali di Eastern Conference dai Philadelphia 76ers di Julius Erving per 4-2.

Agli inizi della stagione 1977-78, nella partita del 9 dicembre 1977, scoppia una rissa tra Kevin Kunnert dei Rockets e Kermit Washington del Los Angeles Lakers.

Mentre Tomjanovich stava intervenendo per sedare la rissa, Washington gli sferrò un pugno in faccia, causandogli numerose fratture al volto. Tomjanovich trascorse i successivi 5 mesi in riabilitazione e saltò l’All-Star Game e Malone fu l’unico giocatore dei Rockets convocato.

Le prestazioni di Rudy-T calarono nettamente dopo l’infortunio e i Rockets, senza la guida del loro capitano, chiusero la stagione con appena 28 vittorie, nonostante un’ottima stagione disputata da Murphy.

Nel 1979 George Maloof, un uomo di affari di Albuquerque, compra la squadra per 9 milioni di dollari.

Bill Schadewald, del Houston Business Journal, aveva dichiarato che “Potrei arrivare subito prima della partita, pagare un bagarino all’ultimo e sedermi un po’ ovunque al The Summit”.

L’arrivo di una terza squadra NBA in Texas, i Dallas Mavericks, causa un rimescolamento nella divisione delle franchigie e Houston viene spostata nella Midwest Division della Western Conference, insieme a San Antonio Spurs, Kansas City Kings, Utah Jazz e Dallas Mavericks.

Le finali del 1981 perse contro Boston

Nella stagione 1980-81 passano ai playoff per il rotto della cuffia e con un record in regular season negativo di 40-42.

Raggiungono clamorosamente le finali NBA sconfiggendo a sorpresa i fortissimi Los Angeles Lakers di Magic Johnson campioni uscenti, gli Spurs di George Gervin per 4-3 e, nella finale di conference, i Kansas City Kings di Otis Birdsong, Scott Wedman, e Phil Ford che cadono in 5 partite; i Rockets diventano così la prima squadra dopo i Minneapolis Lakers nel 1959 ad arrivare in finale dopo aver chiuso la stagione regolare con un bilancio perdente.

Houston raggiunge così la finale contro i Boston Celtics di Larry Bird, Robert Parish e Cedric Maxwell (MVP delle finali) giocata in sei partite ma terminata con una sconfitta sonora: i Celtics, purtroppo per Houston, erano troppo forti.

La stagione successiva (1981-1982) vede la conquista del secondo titolo MVP di Malone, che con una media di 31.1 punti a partita e 14.7 rimbalzi si impone sui rivali. In stagione regolare i Rockets migliorano il loro bilancio, chiudendo con 46-36. Ai playoffs sono eliminati al primo turno contro i Seattle SuperSonics.

Nell’estate 1982 Malone, free agent con restrizioni, accetta l’offerta del contratto dei Philadelphia 76ers: Houston pareggia l’offerta, ma poco dopo scambia l’MVP con la franchigia della città dell’amore fraterno (che andrà subito a vincere l’agognato titolo da MVP di stagione e le finali) per Caldwell Jones.

Nel 1983 viene scelto Ralph Sampson (alto 2,25 metri) dall’Università della Virginia e nel 1984 Hakeem Olajuwon (alto 2,10 metri) dall’Università di Houston, che sono la coppia più alta che la lega abbia mai conosciuto.

Sampson conquistò il titolo di miglior matricola dell’anno nella stagione 1983-84, grazie a una media di 21 punti e 11 rimbalzi.

Olajuwon aveva meno esperienza di quest’ultimo: originario della Nigeria, non aveva mai giocato a pallacanestro fino al 1978, due anni prima di trasferirsi all’università. Houston lo prende come prima scelta assoluta, lo stesso anno in cui i Chicago Bulls chiameranno con la terza scelta Michael Jordan.

Le finali del 1986 sempre contro Boston

La stagione 1985-1986 vide i Rockets arrivare alle finali NBA per la seconda volta nella storia della franchigia. La regular season si concluse con un record di 51-31 che li portò alla vittoria nella Midwest Division.

Al primo turno dei playoff eliminarono i Sacramento Kings con un secco 3-0, mentre in semifinale sconfissero i Denver Nuggets per 4-2. In finale di Conference fu il turno dei Lakers annientati per 4-1.

Gara 5 contro i Lakers ebbe un epilogo al cardiopalma. Olajuwon era stato espulso dopo una zuffa con Mitch Kupchak, ed i Lakers, a 30 secondi dalla fine, erano avanti di 3 punti. Robert Reid piazzò una tripla che portò il punteggio a pari 112 a 15 secondi dalla fine.

Byron Scott sbagliò il tiro ed a 1 secondo dalla fine Sampson con un rocambolesco tiro da 2 segnò dopo che la palla aveva danzato a lungo sull’anello. Così, dopo 5 anni consecutivi di vittorie dei Lakers nelle finali di Conference, i Rockets arrivarono alle finali NBA , ancora contro i Celtics.

Le finali si risolvono con una nuova sconfitta, ancora per 4-2 e così Celtics raggiunsero il loro 16mo titolo NBA. Fu anche la loro ultima apparizione alle Finals fino al 2008 quando vinsero il loro 17mo titolo.

I Celtics dominarono le prime due al Garden dove, in regular season, avevano un record di 40-1. Gara tre a Houston vide prevalere i Rockets, per soli due punti.

Gara 5 fu una vera e propria battaglia che vide anche l’espulsione di Sampson dopo una rissa provocata d Sichting, un giocatore più basso di lui di 38 cm…ciononostante i Rockets si imposero per 111-96

byrd1

 

In gara 6 al Garden non ci fu partita perché si impose la legge di Byrd che venne anche nominato MVP delle Finals con 24 punti, 9.7 rimbalzi e 2.7 rubate di media a partita.

byrd2

I due titoli e la presidenza di Leslie Alexander

La città di Houston, nel panorama dello sport USA, è stata sempre considerata una città perdente, in quanto le compagini sportive cittadine, negli anni, non hanno mai vinto niente d’importante.

Alexander acquistò i Rockets nel luglio del 1993 sborsando la cifra di 85 milioni di dollari.

Nel 2008 Forbes lo ha incoronato come il migliore proprietario di una squadra NBA.

La regular season 1993-94 inizia nel migliore dei modi per la franchigia, che riesce ad ottenere il record di vittorie iniziali (15), andando a classificarsi, nel tabellone playoff, come seconda squadra dell’Ovest (58 vinte e 24 perse, miglior record di sempre dei “razzi”). Nel primo turno di playoff la franchigia incontra i Portland Trail Blazers, che verranno sconfitti per 3 a 1 (all’epoca il primo turno si svolgeva al meglio delle cinque gare). Nelle semifinali di conference Houston si scontra con i Phoenix Suns di Charles Barkley e Kevin Johnson; i Rockets la spunteranno in gara 7, dopo essere andati sotto 2 a 0, e avanti 3 a 2. Prima della finale di conference con gli Utah Jazz, Hakem Olajuwon viene insignito del premio come miglior giocatore dell’anno (MVP); nello stesso anno si era già aggiudicato il premio di miglior difensore della lega.

La finale della West Conference risulta una passeggiata per Houston, che schiacciano i Jazz di Malone e Stockton per 4 a 1.

1994 primo titolo contro i Knicks

In finale i Rockets trovano i New York Knicks di Patrick Ewing: la sfida fra i due grandi centri è il leitmotiv della serie. La rivalità tra Ewing e Olajuwon risale al campionato NCAA quando si giocarono anche una finale nel 1984 vinta da Georgetown dove giocava Ewing, contro l’Università di Houston con la quale giocava Hakeem. Il punteggio finale fu 84-75.

In panchina per i Rockets troviamo la leggenda Tomjanovich, già protagonista da giocatore con la franchigia texana (ritirata la sua maglia numero 45), mentre sulla panchina dei Knicks siede niente di meno che Pat Riley.

Il fattore campo è a favore di Houston, quindi le prime due partite vengono giocate nella città texana. Mentre in gara 1 il gioco dei Rockets riesce ad imporsi, in gara 2 New York, grazie a ben cinque uomini in doppia cifra, e ai rimbalzi catturati da Ewing e Oakley, la spunta per 91 a 83.

A questo punto la serie sembra volgere a favore dei Knicks, che giocheranno le prossime tre gare sul campo di casa del Madison Square Garden.

In gara 3 New York parte forte, mentre Houston sembra subire il colpo; piano piano però i Rockets si riordinano in difesa e riescono a rimontare punto su punto.

Alla fine un tiro da tre del rookie Sam Cassell fornisce a Houston la certezza della vittoria. Il protagonista è talmente sconosciuto e inaspettato che Ewing, in una intervista dopo gara, lo ribattezzerà “Cossell”. Il fattore campo viene così ristabilito.

Gara-4 e gara-5 non conoscono storia: New York domina i due incontri senza particolari sofferenze, vincendo con punteggi quasi simili (91 a 82 e 91 a 84). New York è guidata dalla vena offensiva di John Starks e di Ewing, autore di 8 stoppate in gara 5. Da rilevare i 32 e 27 punti di Olajuwon nelle due gare.

Per gara-6 si ritorna al “The Summit”, l’allora campo dei Rockets. I Knicks riescono ad imporsi sin dai primi minuti della gara, sempre grazie ad un ottimo Starks, alla fine autore di 27 punti. Houston all’inizio si trova in difficoltà, poi grazie all’aiuto della panchina (Cassell ed Herrera), di un Olajuwon stratosferico (30 punti e 10 rimbalzi), riescono a mantenere in vita la gara. Sulla sirena finale John Starks ha sulle mani il tiro da tre della vittoria ma Olajuwon grazie ad una stoppata impercettibile riesce ad evitare il sorpasso. Houston vince 86 a 84.

Gara 7 è la gara della vittoria dei Rockets. La partita, pur essendo equilibrata in alcuni frangenti, sembra destinata a consacrare la squadra texana. Alla fine sarà 90 a 84 per Houston. Ottima prova di Maxwell e di Olajuwon, che alla fine sarà MVP della serie.

olaju1

Il secondo titolo consecutivo contro Shaq e gli Orlando Magic

Nella stagione successiva i Rockets si ripetono: conquistano il secondo anello consecutivo raggiungendo il record condiviso da Chicago Bulls, Detroit Pistons, Boston Celtics e Los Angeles Lakers, grazie all’inizialmente criticato arrivo di Clyde Drexler (scambiato con Thorpe) e all’immancabile apporto di Olajuwon.

La regular season non inizia nel modo migliore per i Rockets a causa dell’infortunio di Carl Herrera e alla partenza, il 14 febbraio, dei protagonisti della stagione precedente, fra cui Vernon Maxwell e Otis Thorpe, scambiati con Clyde Drexler dai Portland Trail Blazzers; senza questi due giocatori chiave, il gioco dei Rockets si trasforma, passando da un gioco difensivo, suffragato dal duo Olajuwon-Thorpe, ad uno molto più offensivo, al fine di sfruttare anche le doti da contropiedista di Clyde Drexler e spostando Robert Horry ala grande. Tale scambio fu fortemente criticato anche da critici nostrani, fra cui Dan Peterson, che sulle pagine di American Superbasket, dove il coach analizzava la concezione di vincente, la quale non si addiceva all’ex Portland; la stagione regolare si chiuderà con un bilancio di 47-35, il sesto nella Western Conference.

La vicenda dei playoff degli Houston Rockets del 1995 è una delle più incredibili nella storia del basket. La squadra allenata da Tomjanovich iniziava i Playoffs come testa di serie numero 6, ma riuscì a vincere il titolo senza mai avere il fattore campo a favore e incontrando unicamente avversarie con 50+ vittorie in regular season.

L’impresa più grande fu, probabilmente, l’eliminazione dei Suns nelle semifinali di Conference. Olajuwon distrusse David Robinson e i suoi Spurs nelle finali della Western e si presentò in finale prontissimo per il duello con un astro nascente come Shaquille O’Neal.

La finale, contro gli Orlando Magic di Shaquille O’Neal, Penny Hardaway e Horace Grant, vede Houston fortemente sfavorita, grazie anche alla supremazia sotto canestro del n°34 dei Magic. In realtà la superiorità di Orlando verrà fuori solamente nel primo tempo di Gara-1, da molti considerata una delle migliori finali di tutti i tempi.

I Magic partono subito forte, soprattutto grazie ad un inspirato Hardaway, il quale li conduce a portarsi su un ampio margine. Houston, piano piano, soprattutto grazie ad Horry, Drexler e Olajuwon riescono a riportarsi sotto. I Magic hanno la possibilità di vincere la partita: a 8 secondi dalla fine, su 110 a 107 per Orlando, Nick Anderson sbaglierà 4 tiri liberi consecutivi.

Con 5 secondi sul cronometro, dopo il timeout, Kenny Smith realizzerà il tiro da tre punti che regala un overtime insperato a Houston, grazie anche alla successiva stoppata di Horry su Scott, dopo la rimessa. Nell’overtime Houston vincerà 120 a 118 grazie ad un tap-in vincente di Hakeem Olajuwon, dopo una mischia sotto canestro.

Orlando sembra, nelle partite successive, subire il colpo psicologico e non darà mai l’impressione di avere la forza di ribaltare la serie.

Finisce trionfalmente con un pesante 4-0 e Olajuwon raggiunge la Hall of Fame vincendo il suo secondo titolo di MVP delle finali. Houston diventa la prima squadra a vincere un titolo NBA partendo dalla sesta posizione al termine della regular season.

Gli anni successivi, grandi figurine ma scarsi risultati

Passano due stagioni tra luci ed ombre e l’acquisto di Charles Barkley sembra ridare morale ai tifosi dei Rockets: insieme a Olajuwon e Drexler, infatti, si forma il cosiddetto The Big Three che riporta i Rockets ad alti livelli; nella stagione 1996-1997 chiudono con un bilancio di 57-25, sconfiggendo ai play-off i Minnesota Timberwolves e i Seattle SuperSonics, prima di venire eliminati per 4-2 dagli Utah Jazz grazie a un tiro all’ultimo secondo di John Stockton.

Nella stagione 1997-98 i Rockets chiudono, a causa dei numerosi infortuni, con un bilancio di 41-41, classificandosi 8º in Western Conference, venendo ancora una volta sconfitti ai play-off dai Jazz per 3-2. Nella stagione successiva (1998-99) i Rockets cercano di compensare la perdita di Drexler acquistando Scottie Pippen, pluricampione NBA con i Chicago Bulls. Pippen però non si ambienta e gioca una delle peggiori annate in carriera; Houston arriva ai playoff (bilancio di 31-19) ma viene nuovamente eliminata al primo turno, questa volta per mano dei Los Angeles Lakers di Shaquille O’Neal e Kobe Bryant.

Dopo il draft 1999 i Rockets cedono quattro giocatori e una scelta al primo turno ai Vancouver Grizzlies in cambio della prima scelta Steve Francis. Tuttavia, dopo la cessione del deludente Pippen ai Portland Trail Blazers e un infortunio che costringe Barkley a chiudere la carriera, i Rockets in ricostruzione con un bilancio di 34-48, perdendo i play-off per la seconda volta in 15 anni.

Nel draft del 2002 i Rockets pescarono con la prima scelta Yao Ming, centro cinese di oltre due metri e venti centimetri al quale si aggiunsero Glen Rice e James Posey e qualche anno dopo la stella Tracy McGrady, il duo guidò i Rockets al loro ritorno ai play-off (dopo 4 anni) nella stagione 2004-05 dove però furono eliminati dai Dallas Mavericks.

Nelle stagioni successive, i Rockets puntellarono il roster con Juwan Howard, Dikembe Mutombo e Shane Battier ma non riusciranno mai ad andare oltre il secondo turno dei play-off, finendo tutte le stagioni (tranne nel 2006) con record positivi.

Nel 2007-08 (dopo 4 stagioni) a coach Jeff Van Gundy, che aveva sostituito la guida decennale di Tomjanovich, subentra Rick Adelman, che porta subito il team ad uno dei migliori record di sempre (67,1%) grazie anche ad una storica striscia di 22 vittorie consecutive, la seconda più lunga della storia all’epoca. Nella stagione 2008-09 i Rockets nonostante i problemi di infortuni di McGrady possono fare comunque affidamento su Ron Artest e Luis Scola e raggiungono le semifinali di conference dove vengono sconfitti in 7 gare dai futuri campioni dei Los Angeles Lakers.

 

Gli infortuni di McGrady fanno sì che a febbraio 2010 venga mandato a New York. Anche Ming ha seri problemi fisici dopo le prime tre annate al top: dopo aver saltato più di 100 gare tra il 2006 e il 2008 il centro cinese salta l’intera stagione 2009-10 e disputa solo una manciata di match in quella successiva annunciando poi il suo ritiro dall’attività professionistica a soli 30 anni.

mcgrady1

 

Così per 3 anni consecutivi Houston non raggiunge i play-off pur chiudendo la stagione con record positivi.

Dopo una serie di scelte non particolarmente felici, come quella di lasciare Lawry ai Toronto Raptors oppure Dragic ai Suns, nel 2012 viene ingaggiato James Harden, il miglior sesto uomo della lega, proveniente da OKC. Il suo quinquennale prevede la modesta somma di 80 milioni di dollari di salario.

harden2

 

Al suo debutto con la maglia dei Rockets Harden mette a segno 37 punti, 12 assist, 6 rimbalzi, 4 palle rubate e una stoppata.

Dopo 4 anni di assenza i Rockets tornano ai playoff con un record di 45 vittorie e 37 sconfitte che valgono l’ottava posizione in Western Conference.

Ai play-off i Rockets incontrano gli Oklahoma City Thunder e vengono eliminati per 4-2.

Il 6 luglio la franchigia texana conferma l’arrivo della stella Dwight Howard dai Los Angeles Lakers.

howard1

 

Fortemente voluto dal GM Daryl Morey, Il centro firmerà un contratto quadriennale da 88 milioni di dollari.

La stagione 2014-15 si chiude al secondo posto con un record di 56 vittorie e 26 sconfitte, sotto unicamente ai futuri campione dei Warriors.

Ai play-off Houston supera facilmente Dallas al primo turno con un netto 4-1, mentre al secondo deve affrontare dei motivatissimi Los Angeles Clippers. Dopo essere finiti sotto per 3-1 in una serie che sembrava già destinata a finire in sconfitta, i Rockets riescono in una clamorosa rimonta terminata in una splendida vittoria per 113-100 a favore dei texani in gara-7, che si portano così in finale di Conference contro i Golden State Warriors, nella quale però, nonostante le prime partite risultino molto combattute, i Warriors hanno la meglio vincendo per 4-1.

Nella stagione 2015-2016 finiscono la regular season con un record in pareggio e finiscono ottavi nella Western Conference. Ai playoff vengono eliminati al primo turno dai Warriors con un secco 4-1.

Stagione 2016-2017

La stagione si apre con due mosse clamorose che, nel momento in cui sto scrivendo questa “figurina” si stanno dimostrando vincenti a tal punto che la franchigia viaggia dopo 61 partite di regular season, con un record di 42W 19L; la prima mossa si chiama Mike D’Antoni, che per un vecchio cuore biancorosso come me, significa “amore eterno” con il suo run and gun in grado di valorizzare parecchi giocatori a partire da Harden. Per fare questo Houston ha sacrificato l’altra stella, Howard, troppo statico e inadatto ai ritmi concitati del gioco dantoniano.

 

dantonihou